Il vero scandalo dell'Affaire Mastella
Il vero disgusto dell'Affaire Mastella e di sua moglie non sono le dimissioni del ministro. E neanche l'arresto della moglie.
Il vero schifo è che il mondo ha saputo, a mezzo stampa, degli arresti domiciliari sei ore prima della diretta interessata.
Per quanto concerne il mio punto, e in questa sede, è indifferente se sia colpevole o meno.
[...]
C'é voluta mezza giornata, dalle 8:35 alle 14:30, perché la notizia
degli arresti domiciliari per Sandra Lonardo Mastella arrivasse
ufficialmente alla diretta interessata, cioé con una pattuglia di
carabinieri che portava l'ordinanza firmata dal giudice di Santa Maria
Capua Vetere. Nelle sei ore precedenti, che per la presidente del
consiglio regionale della Campania e moglie del ministro della
giustizia erano stati disposti gli arresti domiciliari era solo
un'indiscrezione giornalistica.
Battuta dalle agenzie di
stampa, ripresa da giornali radio e Tg, commentata da politici di primo
piano, l'indiscrezione aveva già causato le dimissioni del ministro
guardasigilli, respinte dal presidente del Consiglio. Il procuratore di
Santa Maria Capua Vetere, Mariano Maffei, assediato dai cronisti, si
era limitato a precisare che "nessun provvedimento è stato notificato",
"se c'é violazione del segreto, l'autore sarà perseguito penalmente".
Per
il ministro Mastella, stando alle persone che gli sono state vicine, si
è trattato di un risveglio burrascoso. Subito dopo aver saputo la
notizia degli arresti domiciliari alla moglie, il ministro ha convocato
a casa sua i collaboratori più stretti. Accantonato il discorso sullo
stato della Giustizia, che avrebbe dovuto leggere alla Camera dei
Deputati (e nel pomeriggio al Senato) e che poi è stata solo
depositata, Mastella ha scritto di getto a penna il duro intervento con
il quale ha annunciato le sue dimissioni. Riversato su computer
portatili, il discorso è stato poi stampato in alcune copie e solo in
un secondo momento duplicato per i giornalisti di tutte le testate. Il
cambiamento di programma ha fatto saltare la presenza del Guardasigilli
alle 9 nella sede del ministero per il giuramento delle agenti di
polizia penitenziaria. Intanto nei palazzi della politica sono
cominciate a circolare le voci di dimissioni. A parlare esplicitamente
del' ipotesi, intorno alle 10, è stato al Senato il leghista Roberto
Castelli, ex ministro della Giustizia. Mastella, atteso alla Camera
alle 10:40, arriva con un po' di ritardo poco prima delle 11 e anche
alcuni deputati parlano di dimissioni. Pochi minuti dopo il ministro
"getta la spugna".
A Ceppaloni, nel frattempo, Sandra Lonardo
continua a rimanere all' oscuro del provvedimento che la riguarda. Poco
dopo le 9:30, già attorniata dai cronisti, dice di non sapere nulla.
Alle 11:30, con accanto il suo avvocato Titta Madia, ribadisce: "Sono
ancora una donna libera". Passano meno di due ore e alle 13:30 il
procuratore di Santa Maria Capua Vetere, Mariano Maffei, dice: "Nessun
provvedimento é stato notificato alla Mastella. Anzi, vorrei sapere chi
ha diffuso la notizia". Maffei, che dovrà lasciare l' incarico tra 11
giorni, viene chiamato in causa dal ministro per vicende
"che
lambiscono suoi stretti parenti": il riferimento rimanderebbe al nipote
Sandro De Franciscis, presidente della Provincia di Caserta. Un tempo
dell' Udeur, De Franciscis è diventato segretario provinciale del
Partito Democratico e nell' ottobre scorso aveva tentato senza successo
di conquistare la segreteria regionale. Dopo gli interventi dell' Aula,
Mastella si riunisce con i suoi colleghi di partito e di maggioranza.
Poi, poco prima delle 14 va a Palazzo Chigi da Prodi. Il presidente
respinge le sue dimissioni. Il ministro ringrazia il premier ma spiega:
"Ora devo stare accanto a mia moglie. Ogni decisione verrà dopo".
Solo
mezz' ora dopo, alle 14:30, tre uomini della polizia giudiziaria di
Santa Maria Capua Vetere notificano a Sandra Lonardo Mastella gli
arresti domiciliari. Una singolare circostanza contribuisce ad
alimentare le voci sulla sospetta fuga di notizie sull' inchiesta.
Questo non fa che confermare il disgusto che provo verso una certa magistratura.
PS Aggiungo che comunque, seppur nell'orribile situazione in cui si è trovata, la Signora Mastella si deve considerare fortunata. Se non fosse stata la moglie del ministro, il magistrato le avrebbe sicuramente dato la custodia cautelare che, nonostante sia limitata ex lege a casi eccezionali, ormai è diventato lo strumento preferito dei magistrati per gli arresti eccellenti. Qui ne avevo parlato a sufficienza, citando il caso Woodcock.
Aggiungo anche che sono già certo che nessuno pagherà per questo abominio nell'abuso del proprio potere potere concesso loro dallo Stato.

Il contesto non e' buono, ma sbilanciato a favore non si sa di chi. La classe politica si tira la zappa sui piedi, i giornalisti si fermano alla cronaca e alla citazione, i mastella sono cosi' tanti che e' difficile tirare le somme.
panoz
Saturday 19 January 2008 at 11:38 AM
- i magistrati devono avere il diritto di poter avviare le proprie indagini nella piu' completa autonomia
- i cittadini (tutti) hanno il diritto di non avere i magistrati che abusano del proprio potere
- i cittadini (tutti) hanno il diritto di vedere una reale responsabilizzazione dei magistrati sulle azioni intraprese (cosa che ora non avviene)
- i politici (e i cittadini tutti) hanno il diritto di non dover combattere con un potere giudiiziario "mirato" che non interferisca con la vita politica
- i cittadini (tutti) hanno il diritto di credere in un vero "stato di diritto" in cui anche i politici paghino per le nefandezze commesse, come chiunque altro
piu' passa il tempo e piu' non vedo soluzione: la riforma della giustizia (in qual si voglia forma e da chiunque promossa e votata) avra' l'obiettivo di ridimensionare indipendenza e responsabilita' della magistratura.
i magistrati risponderanno con altrettanta potenza di fuoco
orangeek
Saturday 19 January 2008 at 11:57 AM