"La solitudine dei numeri primi" by Paolo Giordano
I don't know if this book ("La solitudine dei numeri primi", "The loneliness of prime numbers") by Paolo Giordano is going to be translated in english, but if you read italian I think you should buy it.Anyway, after the jump a quotation from the book I finished to read yesterday. I primi gemelli, pag. 130
I numeri primi sono divisibili soltanto per 1 e per se stessi.
Se ne stanno al loro posto nell'infinita serie dei numeri naturali, schiacciati come tutti fra due, ma un passo in la' rispetto agli altri. Sono numeri sospettosi e solitari e per questo Mattia li trovava meravigliosi. Certe vole pensava che in quella sequenza ci fossero finiti per sbaglio, che vi fossero rimasti intrappolati come perline infilate in una collana. Altre volte, invece, sospettava che anche a loro sarebbe piaciuto essere come tutti, solo dei numeri qualunque, ma che per qualche motivo non ne fossero capaci. Il secondo pensiero lo sfiorava soprattutto di sera, nell'intrecciarsi caotico di immagini che precede il sonno, quando la mentre e' troppo debole per raccontarsi delle bugie.
In un corso del primo anno Mattia aveva studiato che tra i numeri primi ce ne sono alcuni ancora pu' speciali. I matematici li chiamo "primi gemelli": sono coppie di numeri primi che se ne stanno vicini, anzi quasi vicini, perche' fra di loro vi e' sempre un numero pari che gli impedisce di toccarsi per davvero. Numeri come l'11 e il 13, come il 17 e il 19, il 41 e il 43. Se si ha la pazienza di andare avanti a contare, si scopre che queste coppie via via si diradano. Ci si imbatte in numeri primi sempre piu' isolati, smarriti in quello spazio silenzioso e cadenzato fatto solo di cifre e si avverte il presentimento angosciante che le coppie incontrate fino a li' fossero un fatto accindetale, che il vero destino sia quello di rimanere soli. Poi, proprio quando ci si sta per arrendere, quando non si ha piu' la voglia di contare, ecco che ci si imbatte in altri due gemelli, avvinghiati stretti l'uno all'altro. Tra i matematici e' convinzione comune che per quanso si possa andare avanti, ve ne saranno sempre altri due, anche se nessuno puo' dire dove, finche' non li si scopre.
Mattia pensava che lui e Alice erano cosi', due primi gemelli, soli e perduti, vicini ma non abbastanza per sfiorarsi davvero. A lei non l'aveva mai detto. Quando immaginava di confessarle queste cose, il sottile strato di sudore sulle sue mani evaporava del tutto e per dieci minuti buoni non era piu' in grado di toccare nessun oggetto.
four comments
ciao simo, la soluzione al problema di explorer e’ piuttosto semplice: non usare explorer!
installa firefox e non rompere i coglioni! :D
Voto 2/10 Questo libro ? veramente brutto, ? bene metterlo subito in chiaro. Esaminiamo, punto per punto, gli aspetti poco convincenti di questo romanzo.
La trama ? veramente pessima e lacunosa; non ricordo nulla di tanto patetico e vuoto dai tempi delle telenovelas di Grecia Colmenares. Giordano approccia al libro come un neofita della cucina ai fornelli: non sceglie con cura gli ingredienti, non dosa le misure, non usa i tempi giusti. Il risultato ? un pastone dei tempi moderni; ci vengono proposti in modo orticantemente patetico e disordinato tutti i luoghi comuni della nostra societ?: l?emarginazione, l?incapacit? decisionale, il bullismo giovanile, l?anoressia,l?omosessualit?, la personalit? border line, il rapporto di coppia non appagante, la difficolt? del ruolo genitoriale e chi pi? ne ha pi? ne metta. Una puntata di Lucignolo non sarebbe riuscita a condensare tanta banalit? tutta assieme. Notevole sforzo di sintesi.
La caratterizzazione dei personaggi ? perfino peggio della storia. Non c?? introspezione, Giordano sembra conoscere la realt? in modo indiretto. Il libro non sembra scaturire da esperienze personali, per definire i personaggi fa un uso selvaggio di copia/incolla apponendo sciattamente stereotipi presi un p? qui e un p? l?; il risultato ? un buffo vestito di arlecchino per nulla convincente. Le parole non sembrano nemmeno figlie di un mondo interiore. La storia della letteratura ? ricca di capolavori scritti da prigioni di emarginazione: Bronte, Dickinson, Leopardi, solo per citarne alcuni, ci hanno regalato pagine intense arandosi dentro. Giordano invece ci regala pagine vuote come un foglio intonso, non usa il Teorema 0 della buona letteratura: mai parlare di ci? che non si conosce (o che non si vive). Poco autentico.
La scrittura, per quanto ripetitiva, ? scorrevole. Il libro si lascia leggere e questa ? il suo peccato pi? grave; se ci fosse stato qualche disincentivo alla lettura avrei evitato di perdere tempo in una lettura sterile ed inutile. Sebbene alcune metafore e similitudini siano molto belle, evocative e di grande impatto perdono subito la propria vis per via del contesto arido in cui sono inserite. Alla lunga, poi, il ricorso alle similitudini fisico-matematiche risulta fastidiosissimo.
Possibile che per parlare di disagio ed emarginazione si ricorra sempre al caso umano? Questa volta, poi, i casi umani sono addirittura due e le loro vite subiscono una strana attrazione magnetica ed empatica(ma che combinazione!!!). Terribile. Il disagio si insidia nella normalit? del quotidiano, se ne pu? parlare senza ricorrere alla storia di candy candy e Jack lo squartatore. Immaturo, da un quasi trentenne mi aspetterei maggiore spessore. Mi viene il solito dubbio che qualcuno ci stia prendendo per fessi. Basta una storiella insulsa ed un p? di pubblicit? per far diventare un libro vuoto un successo editoriale? Evidentemente si. Usando un linguaggio matematico potremmo dire La solitudine dei numeri primi sta alla letteratura come Lucignolo sta al mondo dell?informazione
Caro Dott. Aranghio, veda di risistemare la pagina del suo blog, perch? a noi sfigati con Explorer sballa tutti i bordi e il testo si incasina…. a parte tutto volevo salutarti, parto per la Sardegna domani, quindi ci risentiamo i primi di settembre per una birretta!!! Ciauuu Simo